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A talk with Dean “Blotto” Gray

July 1st, 2011 by admin received Comments Off

Alcune persone davvero non hanno bisogno di presentazione. Magari non conoscete i nomi di tutti i trick che i riders fanno al giorno d’oggi, magari non siete aggiornati su tutti gli amateur che emergono nella scena, e forse non avete neanche visto i video di snowboard di questa stagione. Ma è sufficiente che abbiate aperto almeno una volta un qualunque giornale di snowboard per conoscere di chi stiamo parlando oggi. Eccolo, uno dei fotografi sportivi più prolifici dell’ultimo decennio, di casa presso Burton, con un numero indefinito di copertine su Transworld e altri giornali. IL fotografo in persona, DEAN “BLOTTO” GRAY.

[Photocredit: Gabe L'Heroux]

Ciao Blotto, grazie per questa chiacchierata! Presentiamoti ai lettori: quanti anni hai, da dove vieni e da quanto tempo fai foto?

Ho quarantun anni e sono entrato nel mondo dello skate e dello snowboard quando vivevo con la mia famiglia nella grande Arizona (USA). La bassa altitudine e il clima secco di Phoenix erano ideali per skateare tutto l’anno, mentre a nord nella città di Flagstaff, nevica molto ogni inverno. Quindi era il posto ideale per praticare entrambe le cose. Ho scattato le mie prime foto importanti quando vivevo a Vail, Colorado, e lavoravo per Technine Binding Company.

[Photocredit: Blotto]

Ricordi ancora la primissima foto che hai scattato? Dopo un primo approccio, quando hai realizzato che la fotografia sarebbe diventata per te qualcosa di più di un semplice hobby?

Certo che ricordo quel giorno, perchè passammo due giorni a scavare un gigantesco quarter-pipe in backcountry in Colorado, e adesso lo fotograferei! Proprio in quel periodo, Technine ci disse che dovevamo farci delle foto, noi del team, per creare il catalogo. Così presi la macchina fotografica; Ethan Fortier (Technine Founder & Snowboarder Magazine USA Senior Photographer) si mise al computer e imparò a usare photoshop.

La mia prima foto sul mio primo rullino raffigurava Travis Parker (il fondatore di Robot Food) sul quarter-pipe e venne pubblicata su una rivista di nome Stick. In quel momento mi resi conto che mi piaceva davvero tenere in mano una macchina fotografica, mi dava un senso di libertà totale.

In un mondo che si evolve così velocemente – sempre nuovi modelli, nuovi softwares, nuove tecniche – quanto è importante per un fotografo essere sempre all’avanguardia con le nuove uscite? Vale la pena ricorrere sempre al top o sono più che altro mode per maniaci degli acquisti?

[<- Photocredit: Gigi Rüf]

Penso che ogni macchina di ogni epoca lavori bene e produca buone immagini. Non è che le foto di oggi sono migliori di quelle di quarant’anni fa. Una bella foto è una bella foto, indipendentemente dall’apparecchio con cui è stata scattata, dipende tutto dal fotografo e dalle emozioni che riesce a suscitare con le sue immagini.

In ogni caso, le nuove fotocamere digitali ti permettono di avere più libertà creativa grazie a caratteristiche come la velocità di scatto, gli iso elevati, ecc. Sicuramente permettono di fare qualsiasi cosa. Quando le prime DSLR uscirono sul mercato avevano davvero delle cose in meno rispetto alle macchine SLR (pellicola) che andavano a rimpiazzare. Mi ci sono voluti un po’ di anni per passare totalmente al digitale, perchè avevo problemi nel creare immagini digitali che fossero soddisfacenti come quelle su pellicola. Oggi sono molto soddisfatto con Nikon e i suoi prodotti si possono spingere davvero oltre ogni limite.

Se pensi che le più nuove DSLR o i programmi di editing offrano cose che non puoi avere con la tua attrezzatura ‘datata’, allora dovresti prendere in considerazione un upgrade.

[Photocredit: Susie Floros]

Forse abbiamo migliaia di buoni fotografi, ma solo pochi raggiungono livelli top. Quali pensi che siano le caratteristiche che fanno la differenza tra un fotografo amatore e uno pro?

Documentare lo snowboard, che piaccia o no, sta tutto nel lavoro di squadra. Sicuramente lo snowboard è uno sport individuale, ma fare foto e filmare richiede sempre molta cooperazione tra tutti i membri della crew. Non basta piazzare un paio di flash e trovare una buona angolatura per assicurarti il posto di fotografo. C’è anche da spalare pile di neve, aggiustare gli atterraggi, tirare i cavi, riparare le motoslitte e dare il contributo in qualunque altra cosa ci sia bisogno di fare.

Penso che sia l’impegno a lavorare sodo, senza mai lamentarsi nè creare problemi a fare la differenza e a permettere di avere un posto fisso con le crew, sempre ovviamente facendo ottime foto.

Mi dispiace, ma devo chiedertelo :) Qual è la tua attrezzatura migliore al momento?

La mia attrezzatura preferita è la Nikon D3s, che diventerà la D3x non appena esce la nuova versione. Obiettivi Nikon Nikkor sempre. Pocket Wizard high-speed flash sync units (TT5) trigger Elinchrom Strobes e Sunpak 544 Flashes. Zaino Burton F-Stop per l’attrezzatura, e trolley Burton per viaggiare.

[Photocredit: Zach Hooper->]

La scorsa stagione è stata dura come condizioni meteo, in molte zone. Come era da voi? Qual è il tuo momento migliore dell’inverno scorso?

Penso che nell’America nel Nord non avrebbe potuto essere una stagione migliore! E’ nevicato tantissimo, e le crew impazzivano perchè volevano filmare ma c’erano pochissimi giorni di sole tra le varie tempeste. E c’era pieno di neve anche nelle città, dove ho passato la stagione da dicembre a febbraio. Da marzo a metà giungo ho scattato in park e pipe, ma quelle stesse bufere che hanno fatto impazzire le crew del backcountry ci hanno fatto aspettare giorni e giorni ad ogni session in park per avere un po di sole!

[Photocredit: Gabe L'Heroux]

E’ stata una stagione interessante per me infatti non ho trascorso un solo giorno in backcountry, cosa strana per me, in genere ci passo la maggior parte del tempo ogni anno. Nelle vacanze di Natale un altro snowboarder mi è venuto addosso e mi ha rotto il polso. Visto che ero ingessato, il dottore mi ha proibito la motoslitta per gennaio e febbraio. L’Europa aveva una stagione pessima, quindi non potevo neanche venire sulle Alpi per fare escursioni in backcountry, così sono rimasto a scattare negli urban spot e parks tutta la stagione!

I miei momenti migliori stanno tra il riding tecnico negli spot urbani e le strutture costruite per il film Burton Standing Sideways.

[Photocredit: Blotto]

La maggiorn parte di noi conosce Dean Blotto per Burton Snowboards e Transworld Magazine. Ma sei molto attivo anche in altri ambiti. Stai lavorando su qualche progetto secondario al momento?

I mesi estivi mi vedono molto impegnato con le bici: girare, costruire, condividere, scattare. Trascorro molte giornate a convincere amici e famigliare a usare la bicicletta nella vita di tutti i giorni, per ridurre il tempo trascorso in macchina, e stare in forma pedalando. Anche cercare vecchie bici da strada e trasformarle in nuove bici per i miei amici è stato un grande impegno.

A parte maneggiare bici per scopi umanitari, ho anche scattato molte foto di mountain bike per il GT Bicycles team, e ho documentato il movimento ciclistico in varie città. Devo dire che dopo aver imparato a documentare lo snowboard (che è davvero arduo), avere a che fare con le bici è molto più semplice, soprattutto come ‘accessibilità’ del terreno.

[Photocredit: Jeremy Jones]

Sono abituato a portare chili di attrezzatura in montagna o per strada, aspettando le condizioni meteo giuste, magari venendo cacciato da uno spot con scarponi e abiti pesanti. Dopo essermi abituato a questo processo per vari anni, uscire d’estate, col caldo, e senza rischio che mi venga chiesto di lasciare uno spot, e fotografare le bici.. è davvero molto più semplice. Ovviamente la parte prettamente fotografica e tecnica è sempre difficile, non ci si annoia comunque mai, quindi mi piace!

Ogni stagione sono stupito dalla quantità e qualità di foto non buone abbastanza per giornali, siti ecc. E devo dire che alcune sono così belle e particolari che è un peccatto che siano destinate a marcire in qualche hard disk. Ma la qualità delle foto ‘valide’ è sempre più impressionante. Che cosa deve avere una foto per essere degna di una copertina o di una pubblicazione secondo te?

La discussione su cosa renda un’immagine degna di copertina potrebbe durare finchè non diventiamo blu in faccia. So che piace vedere un’immagine epica in copertina, ma non sempre combacia con il contenuto del numero, con il messaggio che vogliono dare in quell’uscita, o con la fascia di popolazione che vogliono raggiungere. Se ti preoccupi troppo del fatto che la tua foto finisca in copertina o meno, ti causerà solo tanto stress. Ho imparato molto tempo fa che qualcosa finirà in copertina, magari la mia foto e magari no, ma continuo a scattare ogni giorno lo stesso.

[Photocredit: Aaron Leyland]

Il fatto è che ci sono troppe belle foto e troppe poche pagine a disposizione. Ci sono così tanti ragazzi e ragazze che fanno foto straordinarie e tantissimi kid che filmano, che l’offerta è di gran lunga superiore alla domanda. Vengono usate buone immagini, ma la scelta su chi verrà pubblicato è basata sul contenuto della rivista.

Relativamente poche delle foto vengono pubblicate, per questo ho deciso di creare il mio sito. Ho pensato che la gente sarebbe stata ispirata dalla fotografia di viaggio, dalle immagini dietro le quinte, così come dalle altre foto. Il sito è il posto migliore dove spiegare il processo, mostrare i volti, le persone e il viaggio.

[Photocredit: Blotto]

Come ti senti quando sei in montagna per una photo session? Ti senti mai sotto pressione per fare la foto giusta al trick giusto?

Il mio primo ruolo presso Burton era di Road Manager (1999), che fa anche foto e filma. Per molti anni ho pensato a preparare tutto per Jeff Curtes e Kevin Zacher, mettendo tutto al posto giusto cosicchè potevano concentrarsi solo sulle foto. Durante quelle sessioni ho trovato il tempo di fare pellicole su pellicole di foto e ho imparato a farle bene. Nel 2003, Burton mi offrì il posto di Principal Photographer insieme a Jeff Curtes.

A quel punto la mia carriera passò da fare qualche foto da angolazioni secondarie a fare LA foto per il catalogo o la pubblicità. Sentivo un po di pressione, ma sapevo che dovevo continuare a fare quello che avevo sempre fatto, con il mio stile, e tutto sarebbe andato bene. Ho imparato molto in fretta come scattare fotografie commerciali e mantenere allo stesso tempo la mia libertà creativa.

[Photocredit: Al Page]

A volte è un sentiero difficile, ma Burton ha appoggiato il mio stile e la mia tecnica, e tutto è andato bene. Si fidano di quello che faccio e di come trasmetto ogni session di snowboard. Devo dare molto credito a Burton (e fiducia) per permettere ai propri fotografi di vedere le situazioni secondo la loro ottica.

Senti mai la sfida con gli altri fotografi? O ti spinge a fare ancora meglio?

Non li vedo neanche gli altri fotografi, sono troppo concentrato su quello che devo fare e sulla mia creatività, e non mi resta tempo di pensare ad altro! Cretività + cogliere l’attimo è abbastanza per me.

Stoked on Blotto! Seguitelo sempre su www.blottophoto.com

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Posted under: INTERVIEWS, PHOTOGRAPHY & VISUAL ARTS, SNOWBOARD


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