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Marco Delledonne e la fotografia acquatica, intervista esclusiva

June 23rd, 2011 by admin received Comments Off
Pictures: ©Marco Delledonne (marcodelledonnephoto.com)

Marco Delledonne è uno di quei fotografi che lasciano decisamente il segno, nonché un artista in grado di coniugare il surf, l’arte e il mare alla perfezione. La prima volta che ho visto i suoi lavori sono rimasta totalmente a bocca aperta, e da quel momento, quando penso a delle belle immagini, mi tornano in mente i suoi lavori. Vorrei avere ciascuna delle sue foto appese in casa in formato gigante, non so se capite cosa intendo :) Così abbiamo deciso di conoscere un po’ meglio questo artista e con esso il mondo a parte della fotografia acquatica.


Ciao Marco, è davvero un piacere averti tra le pagine di Candiesmagazine.com. Iniziamo con un po’ di presentazione, quanti anni hai, da dove vieni e dove vivi attualmente?

Ciao, ho venticinque anni e sono nato e cresciuto a Cortemaggiore, un paesino in provincia di Piacenza.
Ah scusa u secondo, ma sei sicura che nell’ introduzione stai parlando di me?:-))
Da sempre sono stato attratto dal surf, ma non sapendo dove iniziare, visto che manco vivo al mare, decisi di ripiegare sul windusurf, infatti,negli ultimi anni ho trascorso molto tempo sul lago di Garda e ho fatto una paio di surftrip a Bali e uno in Marocco.
Nel febbraio 2009 decisi di venire in Australia per migliorare nel surf e specializzarmi nella fotografia dall’ acqua.
Sono tutt’ora nel continente rosso, ma fra un mesetto tornerò in Italia.

Cosa ti ha fatto avvicinare alla fotografia? Hai in seguito partecipato a qualche corso o sei un autodidatta?

Non so esattamente da cosa sia stato attratto, ma sin da quando ero piccolino ho sempre sfogliato riviste di surf e windsurf, sognando un giorno di iniziare a viaggiare e a praticare questa disciplina e vivere al pieno la filosofia che la accompagna.
Poi durante le stagioni al lago ho iniziato a interessarmi di fotografia riuscendo a coniugare perfettamente il windsurf con le foto.
Di conseguenza sono stato attratto da tutto quello che mi circondava, paesaggi mozzafiato e sport alternativi.
Al momento sono completamente autodidatta, ma penso che mi iscriverò ad un paio di corsi appena ritorno in Italia.

Ricordi ancora la tua primissima foto?

Mmmmm, forse la primissima foto no, ma ricordo le prime soddisfazioni, le prime foto di windsurf realizzate con un supertele che mi fu prestato per un giorno, e le prime foto dall’ acqua, al lago di Garda e a Bali, finalmente il surfista si poteva vedere bene senza bisogno della lente d’ingrandimento!

Cosa ti ha spinto ad indirizzarti verso la fotografia acquatica? Come mai hai scelto proprio questo ambito?

Sarà che in genere mi piace differenziarmi dagli altri e che non è un tipo di fotografia molto comune, per questo decisi di iniziare a fare qualche esperimento dall’ acqua.
Di questo tipo di fotografia conoscevo molto poco, ma la curiosità are troppa.
Ricordo bene che un giorno capitai in una libreria di viaggi, era inverno, faceva un freddo bestiale, entrai per curiosare, e tra le varie guide trovai uno dei book fotografici più belli al mondo, “Teahupoo” di Tim Mkenna, lo comprai immediatamente.
Poi mentre sedevo al tavolino di un bar per riscaldarmi,sfogliando pagina dopo pagina, decisi che quella strada avrei dovuto prendere, hobby o lavoro doesn’t matters, ma avrei dovuto provarci…ma ancora non sapevo a cosa sarei andato incontro!

Come ti condiziona l’ambiente circostante mentre scatti in acqua? Immagino che all’inizio sia piuttosto difficile, mi vengono in mente tavole in testa, freddo e onde giganti :) Hai incontrato qualche difficoltà in particolare? Pensi che sia un’attività alla portata di tutti o bisogna avere qualche requisito fondamentale?

Difficoltà tante, troppe, di certo non per tutti.
Tavole in testa poche, per fortuna senza conseguenze, freddo in genere no, visto che per ora ho scattato a Bali dove l’ acqua è bollente e in Australia dove in genere basta scegliere la muta giusta quando inizia l’ autunno.
Il problema è che mi è capitato di rimanere in acqua quattro ore di fila a scattare, e di aver freddo poi tutto il giorno(una barretta di cioccolato è il segreto per riprendersi).
Onde grosse si, forse non giganti, ma ne ho viste e vissute di belle.
Le difficoltà sono tantissime, e posso dire che solo ora, dopo due anni in cui ho preso più seriamente le cose penso di sentirmi pronto per ogni situazione.
All’ inizio mi buttavo ovunque, in qualunque spot, non davo importanza al tipo di onde e alla luce poi col tempo ho capito che non ne valeva la pena, visto che a volte cestinavo tutti gli scatti.

Poi ho imparato a settare la macchina fotografica, perché anche la scelta dell’ obiettivo è fondamentale, sempre valutando le condizioni delle onde.
Il grandangolo o il fish eye è l’ obiettivo più usato, ma solo in determinate situazioni si possono ottenere belle foto, ci vuole un onda cattiva, tubante minimo un metro, offshore o senza vento, senza troppa corrente, ma basta che venga a mancare una di queste condizioni e la session potrebbe essere molto deludente, e tornare in spiaggia sapendo di aver messo a repentaglio un set up dal valore di 5000doolari(minimo).
Oppure se le condizioni non sono perfette, si può scegliere un altro obiettivo come un medio tele o anche un tele.
Dipende anche se si entra con l’idea di scattare solo alle onde, oppure se si sta seguendo un surfista..
Le difficoltà più grosse che ho avuto e che ho tutt’ora, sono legate ad altri aspetti, ora vorrei che diventasse un lavoro, ma riuscire a sfondare in questa industria è molto difficile. Considerando che al momento ho investito molti soldi in attrezzatura, ho fatto tanti sacrifici, e che quando propongo materiale, non ricevo nemmeno risposta, ne da alcuni magazine italiani(e non è che ci siano molte riviste e molto fotografi) ne in Australia.
Per cui non mi resta che aspettare che arrivi un regalo dal cielo.

Che rapporto si instaura tra te e i surfers durante una session? Hai dei surfisti preferiti con i quali ti piace scattare particolarmente?

Il rapporto tra fotografo e surfista è fondamentale ed è un altro dei mie svantaggi, perché a parte le ultime due settimane con Paolo d’ Angelo e occasionalmente con Emiliano Cataldi, non sono mai riuscito a far coppia con nessuno.
A seconda delle condizioni bisogna decidere in anticipo che tipo di foto fare, se ci sono onde grosse tubanti, il surfista dovrà cercare di stare il più possibile nell’ inside senza aver paura di urtare la macchina fotografica, che gli potrebbe arrivare anche a pochi centimetri dalla faccia, mentre il fotografo dovrà sapere dove stare e cercare di evitare spiacevoli situazioni, è importante conoscersi bene.
Stesso discorso vale per le manovre, con un grandangolo è necessario che il surfista stia più vicino possibile alla macchina fotografica nel momenti più saliente dell’ azione,altrimenti se si monta un altro obiettivo come un 100mm, non sarà più necessario valutare la distanza, ed il surfista sarà più libero di scegliere come muoversi.
Decisamente una collaborazione.

Sveliamo i misteri, qual è la tua attrezzatura fotografica, subaquea e non?

Attualmente utilizzo attrezzatura Canon e un scafandro Aquatech.

Che percentuale di importanza deve avere secondo te Photoshop e la postproduzione in una buona immagine? Che uso ne fai nei tuoi lavori?

Premesso che sono cresciuto col digitale, penso che la post-produzione sia importante ma non fondamentale, inoltre vorrei sottolineare la differenza tra photoshop ed un programma di sviluppo raw , come Camera raw(per chi usa Canon).
La differenza sta nel fatto che con photoshop fai quello che vuoi, puoi ritagliare la testa ad una persona, e incollarla su un altro corpo, puoi fare interventi localizzati, cambiare il colore del cielo, ma non quello della montagna etc…insomma, stravolgere una foto, se poi si è bravi il risultato puoò anche essere soddisfacente, altrimenti si ottiene una foto che sembra più un disegno a pastelli o una schifezza totale.

Con un programma che processa i raw, tutto quello che si fa si applica a tutta la foto, per cui se aumento la nitidezza o il contrasto, lo applico a tutta la foto, non posso fare ritagli o interventi localizzati, per cui se ho una foto in cui voglio aumentare l’ esposizione del cielo perché è scuro, lo posso fare, ma se si sta parlando di foto di surf, è probabile poi che avrò il bianco della schiuma dell’ onda bruciato, quindi se la foto in partenza è brutta, brutta rimane.
Il segreto a mio avviso sta nel fatto che se la foto è bella, ovvero scattate al momento giusto col la luce giusta, si pùò giocare alla post produzione, altrimenti è meglio lasciar perdere.
Non sono di quelli che se ha una brutta immagine, si mette davanti al pc un ora per cercare di migliorala, se è brutta la cestino.
Magari a scopo editoriale un corretto utilizzo di photoshop può aiutare, ma bisognerebbe cercare di capire la differenza tra fotografia e arte in generale.
Ad ogni modo, penso che per quanto riguarda il sur ed l windsurf, sia molto importante una buona padronanza del fotoritocco, per esempio quando si vuole montare una sequenza di una manovra.
Io sono molto scarso da questo lato, e considerando che ho un pc che ha 4 anni e che fa fatica ad aprire più di tre immagini alla volta con photoshop, ho rinunciato al fotoritocco, aspettando un nuovo pc.

Viaggi, fotografia, surf. In che modo queste parole hanno influenzato le tue scelte, e quale tra queste parole ha generato di conseguenza le altre?

Diciamo che sono venuto in Australia per viaggiare, surfare e scattare. Dopo più di due anni posso dire che ho surfato una casino, scattato abbastanza ,e ho viaggiato pochissimo!
Purtroppo l’ Australia è molto costosa, se si parte organizzati per un viaggio di 2-3 mesi con un discreto budget allora ci si diverte, ma se si viene qua per fare i backpackers con pochi soldi per un periodto lungo bisogna fare molto sacrifici.
Ovviamente anche gli stipendi sono molto alti, per cui quello che mi è successo è che i have been stuck in the same place for long time without travelling, ma per fortuna always on the coast!

Suppongo sia molto difficile studiare un’ inquadratura in acqua, l’onda è imprevedibile, il surfista anche, e la tua posizione è diciamo instabile. C’è uno studio dietro all’immagine, hai una visione in mente che cerchi di realizzare o è più affidato alla casualità, scatti nel momento che ti sembra più propizio e vedi cosa ne esce?

Beh, non si entra in acqua senza un idea precisa, ma è anche vero che spesso non è possibile inquadrare guardando nel mirino e che ci si affida un pochino alla buona sorte.

Dove possiamo vedere i tuoi lavori? Sei principalmente un fotografo freelance o collabori stabilmente con qualche azienda?

Al momento è una specie di hobby, non ho ancora intrapreso nessuna collaborazione in particolare, per cui diciamo che sono un freelance.
Ho pubblicato poco, qualcosa nel windsurf e qualcosa nel surf, più un paio di lavori per aziende.
Attualmente ho un sito bruttissimo, www.marcodelledonnephoto.com, e un blog mai usato, la prima cosa che farò in Italia, sarà proprio dedicarmi a questo aspetto..

Mai come ora la fotografia è alla portata di tutti. Con poche centinaia di euro si può acquistare una reflex digitale. Pensi che questa facilità di accesso al mezzo fotografico sia un bene o rischia di portare alla massificazione e quindi alla perdita di qualità?

Massificazione e perdità di qualità assolutamente si, secondo me tutti possono essere fotografi al giorno d’oggi, ma pochi possono essere buoni fotografi.
In Australia sono tutti incazzati neri per la strada che sta prendendo quest’ industria dove ci sono un sacco di soldi, e filmaker e fotografi che fanno girare immagini e video ad ogni swell, che si fanno trovare alle cinque di mattina già in acqua pronti a cogliere l’ attimo migliore, fanno la fame, questo qualcosa significherà.
In Italia tutti i siti di surf pubblicano qualunque cosa senza filtro, non esiste nemmeno un sito che produca materiale di qualità in maniera costante, seguendo una propria idea o un proprio stile. Pubblicano qualsiasi immagine arrivi, e le notizie al 90% sono prese da altre fonti stampa.

Che progetti hai in mente per il futuro? Pensi che ci sarà sempre l’Australia o stai progettando altri viaggi o spostamenti?

In Australia mi sarebbe piaciuto restare un po’, ma ad altre condizioni, ovvero il working holiday visa è una buona opportunità per un esperienza a medio termine, ma se si rimane troppo tempo qua con un visto temporaneo si rischia di non concludere nulla.
L’ imigrazione cambia leggi ogni sei mesi e negli ultimi anni è diventato impossibile trasferirsi qua e ottenere visti validi senza un solido background.
L’ Australia è un paese libero, dove qualunque sogno può diventare realtà, però se sei un cittadino australiano, se vieni da un altro paese è un po’ diverso.
Inoltre una cosa che non mi piace proprio, è che quando non c’è onda mi annoio tantissimo, c’è poco da fare, anche alla sera, non c’è in giro un anima viva, zero, al massimo si può andare al pub a bere una birra, i cafè e i negozietti chiudono alle quattro/cinque di pomeriggio.
Quanto mi manca una passeggiata sul lungomare d’estate!

Ora come ora sono contento di tornare in Italia, rivedere gli amici e la famiglia, ricominciare a mangiare decentemente cercando di condurre una giornata un po’ più normale.
Però sono consapevole cosa mi aspetta, e che non sarà tutto rosa e fiori, ma spero di ritornare a surfare il più presto possibile.
Proprio ieri leggevo delle notizie sul calcioscommesse, che tristezza, poi Signori, un mio idolo, nooooo, perché Signori, proprio tu, che delusione, va beh!
Sinceramente ora ho bisogno di un po’ di stabilità, non ce la faccio più a muovermi con tre valigie(una e mezzo di attrezzatura fotografica) e la tavola, troppo sbatti.

Grazie Marco per questa chiacchierata, è stata davvero un piacere e continueremo a seguire i tuoi lavori. L’ultimo spazio è tuo, aggiungi pure quello che vuoi ! Never stop shooting!

Tenete gli occhi aperti perché è in arrivo un piccola sorpresa riguardante il mio viaggio.
Grazie mille a te per l ‘intervista, è stato un piacere.
Ciao a presto.

Pictures: ©Marco Delledonne (marcodelledonnephoto.com)

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